Metalwork

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Cinzia Bevilacqua. Fifty Fifty

MOSTRA - VILLA CARCINA

A cura di Giuseppe Fusari

Caratteristica della pittura di Cinzia Bevilacqua è la profondità psicologica ottenuta attraverso un uso calibrato della verosimiglianza. Tutto quello che serve.

La sua attenzione al vero non è fotografica; i particolari sono scelti con cura per arrivare alla concentrazione massima sul soggetto, per far emergere gli elementi essenziali non tanto al riconoscimento della figura ma alla sua comprensione nel profondo. La somiglianza, l’acuta somiglianza dei suoi ritratti non si può (e non si deve) confondere con l’abilità mimetica perché non solo di questo si tratta. Basterebbe guardare il modo con il quale impagina i ritratti, il modo non indifferente di creare un’armonia interna al dipinto così che gli elementi caratterizzanti possano essere subito individuati. E non sempre l’elemento essenziale è il viso o lo sguardo; talvolta è decentrato in un gesto, nel particolare modo di trattare il fondo, nell’apparente trascuratezza con la quale la figura risulta eccentrica rispetto alla tavola. È questo bilanciamento interno, naturale per la pittrice, che le evita l’enfasi e la rigidità; l’impaginazione così sobria costringe a un uso sapiente dei particolari e degli accessori e non permette di indulgere su quel qualcosa di troppo che potrebbe mettere in evidenza il compiacimento per la propria abilità o lasciar scoperte ricercatezze messe a bella posta per stupire. Questa essenzialità del tratto che si traduce in un senso della composizione ferrea e ordinata al suo interno ha come risvolto tecnico l’estrema mobilità della pennellata: una pittura di tocco, veloce, compendiaria che si ricompone solo a distanza e che permette un risultato di estrema morbidezza, che esalta la mobilità delle luci e la trasparenza della squillante gamma cromatica. 

Quando ci si domanda perché i ritratti di Cinzia Bevilacqua siano così interessanti, non si può rispondere solamente indicando nella somiglianza il loro tratto peculiare. È piuttosto l’abilità dell’artista che cela sotto la falsa semplicità uno studio del soggetto che lo libera del semplice dato fotografico, che lo immerge (o reimmerge) nel flusso del suo esistere. Così anche i ritratti nei quali il taglio fotografico è assunto come caratteristica compositiva, si avviano su questa strada di ricerca dell’interiorità che rimane comunque sotto la pelle e – come tale – è ricerca dell’artista e non viene con questo messa in mostra. Proprio così: rispetto alla tentazione di mettere in evidenza il metodo di lavoro o l’idea (cose che l’arte contemporanea ha scelto di evidenziare), la pittura di Cinzia Bevilacqua rimane ben legata alla pratica virtuosa della sprezzatura, arte, secondo Baldassarre Castiglione, della quale deve essere ben fornito il vero Cortegiano e che, nel Rinascimento, è stata raccolta come sfida dai maggiori artisti. Non mostrare lo studio; non mostrare la fatica. La bellezza, l’arte è frutto sublime di una naturalezza che fiorisce dallo studio e dalla fatica ma non lo lascia vedere. 

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